Dal 2026 le aziende che investono in macchinari tecnologicamente avanzati possono beneficiare dell’iperammortamento, la misura fiscale prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) che ha preso il posto del precedente credito d’imposta Industria 4.0. Questo beneficio riguarda anche i carrelli elevatori, ma con una condizione ben precisa: il mezzo deve possedere requisiti tecnici definiti dalla norma, non basta che sia nuovo.
Per capire quali carrelli elevatori Linde possiedono davvero queste caratteristiche, ci siamo basati su un documento tecnico specifico: la dichiarazione di conformità redatta da RediCert, ente specializzato in perizie tecniche, in collaborazione con R&D Ring, che ha verificato punto per punto la gamma Linde Material Handling rispetto ai requisiti richiesti.
In questo articolo traduciamo questo documento tecnico (scaricabile qui) in un linguaggio comprensibile, spiegando cosa significano davvero termini come “interconnessione” o “controllo CNC/PLC” quando si parla di un carrello elevatore.
Indice dei contenuti
- 1 Cos’è l’iperammortamento e perché riguarda anche i carrelli elevatori
- 2 Cosa deve avere davvero un carrello elevatore per rientrare nell’agevolazione
- 3 I 5 requisiti tecnici obbligatori, spiegati in parole semplici
- 4 Le 2 caratteristiche aggiuntive richieste
- 5 Quali carrelli Linde sono già certificati
- 6 Cosa resta da fare a voi, anche con un carrello già predisposto
- 7 In sintesi: come muoversi in pratica
- 8 Domande frequenti sull’iperammortamento per i carrelli elevatori
Cos’è l’iperammortamento e perché riguarda anche i carrelli elevatori
L’iperammortamento è una misura fiscale che permette di dedurre, ai fini delle imposte sui redditi, una quota maggiorata rispetto al costo reale di acquisto di un bene strumentale. In pratica, riduce il carico fiscale legato all’investimento, distribuendolo lungo il periodo di ammortamento del bene.
Vale per gli acquisti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028, con maggiorazioni che scendono all’aumentare della spesa: +180% fino a 2,5 milioni di euro di investimento, +100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni, +50% per la quota tra 10 e 20 milioni.
Per accedere al beneficio, le imprese devono inviare apposite comunicazioni tramite una piattaforma telematica gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), sulla base di modelli standardizzati.
Per i carrelli elevatori, l’agevolazione si applica a chi rientra nell’Allegato IV della Legge di Bilancio 2026, dedicato ai beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite sensori e azionamenti, categoria che comprende esplicitamente macchine per il carico, lo scarico, la movimentazione e la pesatura automatica dei pezzi.
Trovi tutti i dettagli nella nostra guida aggiornata “Agevolazioni 2026 per l’acquisto di carrelli elevatori: la guida definitiva su iper-ammortamento e Nuova Sabatini”.
Dal credito d’imposta Industria 4.0 alla nuova deduzione maggiorata
Se avete già sentito parlare di “Industria 4.0” a proposito di carrelli elevatori, non si tratta di un errore: è il nome della misura precedente, sostituita dall’iperammortamento con un meccanismo fiscale diverso (deduzione maggiorata anziché credito d’imposta diretto), ma con requisiti tecnici in continuità.
Infatti, un carrello che rispettava i requisiti del vecchio modello Industria 4.0 li rispetta, di fatto, anche oggi: è il motivo per cui la documentazione tecnica di riferimento (comprese le certificazioni rilasciate da enti terzi come RediCert) continua a usare quella dicitura.
Cosa deve avere davvero un carrello elevatore per rientrare nell’agevolazione
La prima cosa da chiarire è che il fatto di essere “nuovo” non è un requisito sufficiente. Perché un carrello elevatore rientri tra i beni agevolabili servono, cumulativamente:
- essere un bene nuovo (mai utilizzato prima);
- essere interconnesso ai sistemi informatici di fabbrica, con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program;
- possedere le caratteristiche tecnologiche specifiche richieste dal modello normativo, articolate in 5 requisiti obbligatori e almeno 2 caratteristiche aggiuntive tra quelle previste per questa categoria di macchine.
Una nota per chi avesse letto informazioni meno recenti: nella prima formulazione della norma era previsto anche un vincolo di origine UE/SEE (bene prodotto nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo). Il Decreto Legge n. 38/2026 ha eliminato questo vincolo, quindi oggi non è più un requisito da verificare.
Sui requisiti obbligatori, la dichiarazione di conformità RediCert entra nel dettaglio: vediamo cosa significano concretamente.
I 5 requisiti tecnici obbligatori, spiegati in parole semplici
Un cervello elettronico a bordo (controllo CNC/PLC)
Il carrello deve essere governato da un sistema elettronico, non da soli comandi meccanici. CNC (Computer Numerical Control) e PLC (Programmable Logic Controller) sono due tipi di controllori elettronici molto diffusi nell’industria: nei carrelli Linde questo requisito è soddisfatto da centraline a microprocessore che gestiscono guida, sollevamento e sicurezza, comunicando tra loro tramite una rete dati interna (il CAN-Bus, uno standard diffuso anche nel settore automotive).
La capacità di dialogare con i sistemi informatici di fabbrica
Il carrello deve potersi collegare ai sistemi informatici di fabbrica e ricevere istruzioni anche da remoto. Su Linde, questo avviene tramite i pacchetti di gestione flotta myLinde, piattaforma che permette, ad esempio, di abilitare l’uso del mezzo solo a determinati operatori, impostare limiti di velocità personalizzati e trasmettere dati di utilizzo via Wi-Fi o rete mobile.
Integrazione automatizzata con il sistema logistico dell’azienda
In questo caso, il carrello elevatore deve trasmettere al sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura tutta una serie di dati relativi alla macchina, al monitoraggio dello stato di utilizzo, ai consumi energetici e della batteria, così come alla gestione centralizzata della flotta.
Questo è possibile se il carrello è dotato del gestionale flotta myLinde, che trasmette tutti questi dati mediante connessione Wi-Fi/LTE.
Un’interfaccia semplice per l’operatore
Il carrello deve avere un’interfaccia (tipicamente un display) che permetta all’operatore di monitorare e controllare la macchina in modo intuitivo, con schermate personalizzabili e leggibili sia in ambienti interni sia esterni.
La conformità alle normative di sicurezza vigenti
Il carrello deve rispettare le norme di sicurezza vigenti per questa categoria di macchine: la Direttiva Macchine europea e la famiglia di norme tecniche UNI EN ISO 3691 (e ulteriori normative da esse richiamate), che regolano la costruzione dei carrelli industriali.
Le 2 caratteristiche aggiuntive richieste
Oltre ai 5 requisiti obbligatori, la normativa richiede almeno due caratteristiche aggiuntive scelte tra quelle previste per questa categoria di macchine. Per la gamma Linde, la dichiarazione RediCert individua:
Sistemi di telemanutenzione, telediagnosi o controllo da remoto. Grazie a sistemi come il DT Trouble Code, è possibile individuare da remoto eventuali anomalie del carrello prima che diventino un guasto vero e proprio, così da pianificare la manutenzione in modo più efficiente. Le informazioni diagnostiche sono rese disponibili al personale tecnico anche tramite il sistema DISA (Diagnostic Service Application).
Monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro. I carrelli Linde predisposti integrano una serie di sensori e sistemi di assistenza alla guida pensati principalmente per la sicurezza, ma che di fatto monitorano costantemente il funzionamento del mezzo: dai sistemi anticollisione ai sensori sullo stato della batteria, degli urti e dei cicli di lavoro.
Quali carrelli Linde sono già certificati
La dichiarazione di conformità RediCert/R&D Ring (DC n. 2026-0125 rev. 0) copre gran parte della gamma Linde: carrelli elevatori frontali elettrici e termici, retrattili, carrelli per corsie strette (VNA), stoccatori e transpallet, commissionatori e trattori. In pratica, la maggior parte delle famiglie di prodotto che proponiamo come concessionari.
Questo non significa che ogni singolo carrello venduto rientri automaticamente nell’agevolazione: significa che, se adeguatamente equipaggiato, il modello appartiene a una famiglia tecnicamente predisposta. Il nostro team commerciale può verificare con voi se il modello e la configurazione specifica che state valutando rientrano tra quelli certificati.
Cosa resta da fare a voi, anche con un carrello già predisposto
Anche partendo da un modello certificato, l’accesso concreto al beneficio fiscale non è automatico. Restano a carico dell’azienda utilizzatrice alcuni passaggi:
- completare la configurazione tecnica del carrello, attivando i pacchetti software e i sensori necessari;
- verificare il rispetto di tutti i requisiti previsti dalla legge per il proprio caso specifico;
- mantenere nel tempo le caratteristiche tecniche richieste per tutta la durata di fruizione del beneficio, documentandolo con una reportistica adeguata in caso di controlli.
Su questo punto è bene essere chiari: né questo articolo né il nostro team commerciale possono sostituire una consulenza fiscale. La verifica tecnica sul carrello è il nostro campo; l’accesso concreto al beneficio, la sua quantificazione e gli adempimenti fiscali vanno sempre discussi con il vostro commercialista o consulente fiscale.
In sintesi: come muoversi in pratica
Se state valutando un investimento in un nuovo carrello elevatore e volete capire se rientra nell’iperammortamento, il percorso corretto è duplice: verifica tecnica sul modello e sulla configurazione (dove il concessionario può aiutarvi, anche con documentazione come la dichiarazione RediCert) e verifica fiscale con un professionista, sul vostro caso specifico.
Volete sapere se il carrello che state valutando rientra tra i modelli certificati e come configurarlo correttamente? Contattate il team Ve.car: siamo concessionari esclusivi Linde Material Handling dal 1982, con sedi a San Miniato, Porcari e Santa Croce sull’Arno.
Domande frequenti sull’iperammortamento per i carrelli elevatori
Cos’è l’iperammortamento e come è cambiato rispetto a Industria 4.0?
È la misura fiscale che dal 2026 permette di dedurre una quota maggiorata del costo di acquisto dei beni strumentali tecnologicamente avanzati, in sostituzione del precedente credito d’imposta Industria 4.0. Cambia il meccanismo fiscale, ma i requisiti tecnici richiesti al bene restano sostanzialmente gli stessi.
Un carrello elevatore rientra automaticamente nell’iperammortamento se acquistato nuovo?
No. Oltre a essere nuovo, il carrello deve essere interconnesso ai sistemi informatici aziendali e possedere le 5 caratteristiche tecnologiche obbligatorie più almeno 2 caratteristiche aggiuntive previste dalla normativa, correttamente configurate e documentate.
Cosa serve per dimostrare che un carrello è “interconnesso”?
Serve che il mezzo sia effettivamente collegato ai sistemi informatici aziendali tramite pacchetti di gestione flotta o dispositivi dedicati, e che questa interconnessione sia verificabile e documentabile, ad esempio tramite perizia tecnica.
Quali carrelli Linde sono già predisposti per l’iperammortamento?
Gran parte della gamma Linde (frontali elettrici e termici, retrattili, VNA, stoccatori, transpallet, commissionatori e trattori) è coperta dalla dichiarazione di conformità RediCert/R&D Ring, a condizione che il singolo carrello sia adeguatamente equipaggiato e configurato.
Chi verifica se posso davvero accedere al beneficio fiscale?
La verifica tecnica sul carrello può essere fatta insieme al vostro concessionario. L’accesso concreto al beneficio fiscale, la sua quantificazione e gli adempimenti richiesti vanno invece verificati con un commercialista o consulente fiscale, in base alla situazione specifica della vostra azienda.

